Tarte tatin dolci e salate con un tocco di originalità che le rende ancora più buone, da gustare in compagnia, a pranzo o a cena.
Leggera, scioglievole, digeribile e, quel che è certo, indimenticabile. Abbiamo conosciuto Ciro Salvo e la sua pizza, ed è già nostalgia!
Quando la pizza è buona? Qualcuno potrebbe rispondere sempre, perchè la nostra ‘zona di accettazione’ sulla pizza può essere ampia, il termine pizza porta con sé un pensiero tanto appagante da essere inclusivo, affamato e talvolta distratto. Ma siamo seri, quando la pizza napoletana è buona ce lo dice Ciro Salvo, un’autorità, che se ci fosse il Ministero della pizza sarebbe uno fra i principali candidati (e noi lo voteremmo ndr).
È risoluta, chiara e completa la sua definizione: “la pizza napoletana quando è buona è morbida, scioglievole, la mandibola non si affatica masticandola, non è gommosa né dura. Non dà problemi di digeribilità perché è leggera, non lascerà pesantezza nelle ore successive al pasto né la necessità di bere. Oltre alla leggerezza, esteticamente, per essere vera pizza napoletana, deve essere sottile con un cornicione leggermente pronunciato e maculato, con sfumature dal bianco al marrone”.
Con Ciro, che non è uomo di molte parole mentre lavora, abbiamo fatto una bella chiacchierata, e, oltre a darci la ricetta per fare la pizza a casa, ci ha spiegato perché la pizza napoletana è morbida e soffice: la ragione è la cottura veloce “cuoce in 60 secondi a 500 gradi, ha una cottura violenta che le fa conservare la morbidezza e in questo modo gli ingredienti non si stressano con la cottura, la mozzarella resta viva”.
L'essenza della pizza è l’impasto e lo sa bene Salvo che sull’impasto lavora da sempre. Questa è la sua cifra, lo studio della chimica, della lievitazione, delle farine, dell’idratazione, un percorso che lo ha portato a risultati distintivi e che non si è ancora fermato. “L’impasto della pizza napoletana si fa con farine 0 o doppio 0, con medio-basso tenore proteico (10-12%) e l’impasto deve lievitare fra le 12-24 ore” continua Ciro “Fuori dalla Campania, anni fa, la pizza napoletana veniva proposta a doppio impasto. Questo è un falso mito, la pizza napoletana è sottile, lo abbiamo detto, mai a doppio impasto” dove, doppio impasto, non è un termine tecnico, riguarda proprio la quantità di impasto per porzione: il doppio. Si considerava la pizza napoletana alta, perciò veniva proposta con il doppio del quantitativo per porzione.
‘Scioglievole’ ti torna in mente assaggiando la pizza di Ciro, è allora che scioglievole da semplice aggettivo passa a essere l’attributo più adeguato a descrivere una pizza che è un’avventura, per la qualità degli ingredienti (che seleziona con la stessa perizia dello studio sull’impasto), per i dettagli, come l’aggiunta dell’olio a crudo e del parmigiano. E allora capisci che è vero, la pratica vale più della grammatica, anche per capire la pizza.
È schivo e riservato, distante dall'immagine conviviale dei napoletani, ma la sera, nel patio del suo locale in Piazza Sannazzaro a Mergellina, si trasforma in un intrattenitore, tutti vogliono parlare con lui e lui passa da un tavolo all'altro. Di Ciro Salvo hanno scritto in molti, a partire dal New York Times che già nel 2014 gli riconosce un ruolo di rilievo nel ‘rinascimento della pizza’, che, dopo un periodo buio di ingredienti mediocri e cotture indigeste, anche a Napoli, torna portavoce di qualità.
Ciro aiutava papà nella sua pizzeria, dopo la scuola, e ci spiega “perciò oggi so fare questo mestiere, perché ci sono nato in pizzeria”. Ma il livello di eccellenza Ciro lo ha raggiunto per via di una lunga e ostinata ricerca per ottenere l’impasto perfetto, ”prima seguivo la ricetta di famiglia senza capire perché, studiando ho migliorato il prodotto, estremizzando alcuni concetti e rendendo il mio impasto più identitario”. Oggi Ciro ha 44 anni, “sono circa 30 anni che metto le mani in pasta”, 30 anni di ascesa, premi e riconoscimenti.
50 rimanda alla cabala napoletana, è il pane, mentre kalò dal greco kalos (bello) nel gergo dei pizzaioli sembra essere un’espressione comune per dire 'buono'. Ciro sceglie ‘impasto buono’ come nome dei suoi locali e insieme esprime il suo obiettivo. 50 kalò (che è anche il nome della nostra best pizza) non è solo a Napoli, il brand ha viaggiato verso Roma e poi Londra, anzi, Trafalgar proprio.
A 50 kalò, a Napoli, siamo lontani dalle esperienze gourmet di Milano, qui c’è la coda, l’attesa, il desiderio. Il luogo non è centrale, l’arredo nemmeno, qui i protagonisti sono due, su tutto: la pizza e Ciro.
Tarte tatin dolci e salate con un tocco di originalità che le rende ancora più buone, da gustare in compagnia, a pranzo o a cena.
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