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Viaggio in Sardegna | Elogio della semplicità, ovvero il Bovale

pubblicata il 21.06.2011

E poi ti trovi a Mogoro, perso tra il mare e le montagne, nella Marmilla, terra di contrasto, piana e allo stesso tempo tondeggiante di colline morbide e bassotte, dove l'erba verde o i campi di frumento sono solo delle macchie.
La Marmilla ha il fascino diroccato del Castello di Las Plassas e della sua collina dolcissima (sa Mramidda, la mammella), delle sue mille pozzanghere, che là chiamano stagni, delle decine di Nuraghi, ripetitori millenari del primo communication network della storia dell'uomo. In queste terre c'è una strana concentrazione di vitigni autoctoni, singolari ed antichissimi, tra tutti il Semidano, la Monica ed il Bovale Sardo, vitigni non pregiati, non conosciuti, zonali, ma di semplice e potente grandezza.
Il Bovale, ad esempio, è uva di origine iberica si pensa, e nella variante sarda diventa piccola e coloratissima; viene utilizzata da sempre come taglio "ammorbidente" per i monica o i cannonau più potenti e maschi (nel Mandrolisai è quasi una regola), poichè l'utilizzo del legno per ingentilire il bicchiere, nell'Isola, è pratica relativamente recente.
Proprio a Mogoro la cantina sociale Il Nuraghe ne produce un raro esemplare in quasi totale purezza, il Tiernu. Tondeggiande e giocoso, è un vino fresco e beverino dal rosso cupo ma vivo e brillantissimo (i sig.ri Flavoni, normalmente bianchisti, sono presenti in quantità imbarazzante in quest'uva rossa come la terra d'argilla). I profumi sono semplici e fragranti, dove la piacevole vinosità diventa protagonista mai sgraziata. Un bicchiere perfetto per accompagnare un piatto di questo territorio, diventato ormai celebre, i Malloreddus alla Campidanese, quelli rigati per bene con su ciuliri, il setaccio grosso, e conditi con un roboante e stordente sugo di salsiccia, zafferano autoctono come pochi e alloro. Piatto irresistibile, ricchissimo, accompagnato dal Bovale, semplicissimo.

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