Dobbiamo sempre affidarci all’etichetta per capire da dove arriva un cibo che stiamo per comprare e se è di qualità, ma con il pesce possiamo fare anche altro.... Leggi tutto
La catena tedesca è stata nominata discount più conveniente d’Italia per il terzo anno consecutivo e ha una linea di prodotti dedicati al nostro Paese. Ma come si fa a combinare prezzi bassi, sostenibilità e qualità? Ce lo siamo fatti spiegare
Quando si parla di cibo, qualità e prezzo vanno spesso di pari passo: se sale la prima, tendenzialmente sale il secondo. E visto che negli ultimi anni abbiamo iniziato a pretendere che la qualità fosse associata anche al rispetto per l’ambiente, sono qualità, sostenibilità e prezzo che vanno spesso di pari passo. Comprensibilmente, per chi produce è facile (o comunque più facile) offrire un livello elevato delle prime due posizionandosi nella fascia medio-alta del mercato, mentre è più difficile farlo mantenendo un prezzo contenuto.
Attenzione: come abbiamo scritto spesso, “contenuto” non significa basso in senso assoluto, ma giusto in relazione alle caratteristiche del prodotto offerto. Significa trovare l’equilibrio migliore fra le 3 variabili.
Fra le attività commerciali che sono alla costante ricerca di compromesso fra qualità e costo ci sono supermercati e discount, che cercano di dimostrare che è possibile abbassare i prezzi senza per forza abbassare qualità, rispetto per l’ambiente, per i lavoratori e per i fornitori. In Italia, è quello che tentano di fare i vari Eurospin, Todis, Md, In’s e DPiù. Oppure Aldi, che per il terzo anno consecutivo è risultato il discount più conveniente secondo l’analisi di Altroconsumo.
Aldi è una multinazionale tedesca arrivata nel 2018 sul mercato italiano, ha oltre 120 negozi e dà lavoro a oltre 2200 persone e dal 2020 in avanti ha notato che “il maggior tempo trascorso a casa ha portato le persone a riflettere sulle loro abitudini e sugli effetti che possono avere sul pianeta, spingendole a rivedere le modalità di acquisto e di utilizzo dei prodotti e ad avvicinarsi a modelli più sostenibili”. Senza dimenticare la preoccupazione per la salute, “che ha spinto molti a rivedere il loro stile di vita e a dare più importanza al benessere, puntando su un’alimentazione più sana ed equilibrata”. Insomma, davvero c’è la percezione che “il consumatore sia più consapevole, attento e informato sui prodotti che acquista, sulla loro origine e sui metodi di lavorazione degli stessi”.
Inoltre, la pandemia “ha influenzato la tipologia di spesa dei consumatori, che prestano maggiore attenzione alle scelte etiche e responsabili delle aziende”. Perché se “la qualità dei prodotti è un valore che il consumatore italiano cerca da sempre”, oggi lo fa andando oltre il gusto e il piacere di mangiare: “Ora la richiesta è che la qualità del prodotto si rispecchi anche in politiche di riduzione dell’impatto ambientale lungo tutta la filiera - ci hanno fatto notare da Aldi - di attenzione al benessere animale, ai diritti dei lavoratori, alla valorizzazione del territorio in cui si opera e delle comunità locali”. Negli ultimi 18 mesi, anche Aldi ha cercato di rafforzare l’impegno da questi punti di vista, con tante iniziative che magari non si riflettono direttamente sul consumatore finale, ma si riflettono su come viene percepita l’azienda. Sono importanti perché sempre più persone stanno attente non solo a che cosa comprano, ma pure a chi è che vende quello che comprano. Per quel che riguarda il cibo, stiamo attenti non solo che sia buono, ma pure che sia buona l’azienda che lo produce e ce lo propone.
Aldi e il negozio (italiano) a emissioni zero
E anche che non costi troppo, perché quando si parla di discount la variabile più importante è chiaramente quella del prezzo: come fa Aldi a tenerlo basso, o comunque basso in rapporto alla qualità offerta? “Cerchiamo di avere un assortimento completo, una selezione di prodotti di qualità a prezzi convenienti, che è risultata la nostra carta vincente - ci hanno risposto dall’azienda, la cui sede italiana è a Verona - Il nostro obiettivo è offrire la possibilità di fare la spesa in modo facile e veloce, trovando tutto quello che serve al miglior prezzo, che è quello che abbiamo chiamato Prezzo Aldi”. Questo “ci ha permesso di consolidare il rapporto di fiducia che ci lega ai consumatori e di rafforzare il posizionamento di discount di qualità sul mercato italiano”. Per le materie prime, la sensazione è che il segreto sia rivolgersi a produttori locali, magari piccoli e meno conosciuti, allontanandosi dalle marche più note e diffuse e dunque più care: l’idea (per loro) è di comprare a un prezzo minore, così da poter vendere (a noi) a un prezzo minore.
Come anche altri marchi della grande distribuzione, Aldi ci riesce creando sue linee di prodotto dedicate al nostro Paese e anche create partendo da materie prime tipiche del nostro Paese: “Circa l’80% dei prodotti alimentari presenti sugli scaffali proviene da fornitori italiani e locali e le nostre linee di prodotto, che sono l’85% dell’assortimento, sono state studiate e create per i clienti italiani”, ci hanno spiegato. È una scelta che ha soprattutto 3 scopi, oltre a quello di avere listini convenienti: mostrare apprezzamento per il Paese in cui si opera, rafforzare il rapporto di fiducia con i clienti di quel Paese e anche mitigare l’impatto ambientale, per esempio riducendo la distanza fra le fonti di approvvigionamento dei prodotti e i punti vendita.
Lo si capisce bene dalle oltre 30 marche “made in Aldi” che fanno riferimento a eccellenze italiane e regionali, fra prodotti tipici, biologici e di stagione, oltre 130 varietà di frutta e verdura, di cui 15 biologiche, insieme con latte, pane e altri prodotti da forno, carne rossa lavorata in Italia e carne bianca e suina che arriva da animali nati, allevati, macellati e confezionati nel nostro Paese. Per dirla con le parole di Aldi: “Vogliamo rendere accessibili prodotti di valore al giusto prezzo, grazie a essenzialità, preselezione (dei fornitori, ndr) e a una logistica efficiente”. Per essere sostenibili anche per il portafogli, insomma.
Non c’è solo questo: come molte altre aziende di molte altre categorie commerciali, anche Aldi ha un suo programma di sviluppo sostenibile (si chiama Oggi per Domani ed è spiegato online qui) che stabilisce i princìpi di azione per il futuro. Cuore di tutto è l’impegno Vision 2030, data simbolica cui tendono anche gli impegni dell’Onu sulle tematiche ambientali: “Vogliamo usare la nostra influenza per ottenere un impatto positivo sulle persone e sul pianeta, collaborando con i fornitori per democratizzare i prodotti sostenibili in tutti i Paesi in cui siamo presenti”, così che la possibilità di mangiare qualcosa che faccia bene sia a noi sia all’ambiente non sia riservata solo a chi se la può permettere. Nel dettaglio, per Aldi ci sono 4 aree di intervento a livello internazionale: rispetto dei diritti umani, miglioramento dell’efficienza delle risorse, raggiungimento dell’obiettivo Zero Emissioni, posizionamento come datore di lavoro preferito.
A questi si aggiungono due tematiche considerate centrali per l’Italia: rendere i prodotti sani e accessibili per tutti i clienti e offrire supporto alle comunità locali attraverso collaborazioni con i partner commerciali.
Gli ultimi punti di ciascuna delle macroaree (essere riconosciuto come datore di lavoro preferito e offrire supporto alle comunità locali) sono in qualche modo collegati fra loro e meritano un approfondimento, anche per gli effetti che hanno su chi compra. Innanzi tutto c’è il Social Monitoring Programme, “un programma internazionale che ci permette di monitorare il rispetto degli standard sociali negli stabilimenti produttivi”, intesi come il rispetto delle condizioni di lavoro e dei diritti dei dipendenti. Poi c’è la selezione dei partner commerciali: “Quelli coinvolti nella produzione di alimenti considerati ad alto rischio devono certificare la loro catena di fornitura secondo standard internazionali”. Qualche esempio per capire meglio: “Molti dei prodotti delle nostre marche fanno già parte di uno schema di certificazione come Fairtrade, Rainforest Alliance, Marine Stewardship Council (ne abbiamo scritto qui, ndr) e stiamo pianificando di estendere ulteriormente la quota di prodotti sostenibili, dimostrando impegno per l'approvvigionamento responsabile e riducendo l’impatto sull'ambiente e sulla società”.
E il benessere animale, che come abbiamo sottolineato più volte dovrebbe interessare anche a chi ha poco o nessun interesse per gli animali? Dell’impegno di Aldi da questo punto di vista ci eravamo già accorti, anche perché è riconosciuto da Compassion in World Farming, una delle più grandi associazioni che si occupano del tema: per esempio, l’azienda è fra le poche attive in Italia nella grande distribuzione che si è impegnata a eliminare le gabbie delle galline sia dalla filiera delle uova fresche sia da quella di prodotti che contengono uova come ingredienti. Nel dettaglio: “Tutte le uova fresche in guscio a marchio Aldi provengono da agricoltura biologica, da allevamenti a terra o all’aperto” e anche “il latte a marchio Bonlà ed Enjoy Free è al 100% di origine italiana ed è certificato Kiwa per il benessere animale in allevamento e il nostro latte fresco Bio Natura viene prodotto seguendo pratiche che superano i requisiti previsti dalla certificazione biologica”.
Infine c’è tutta la parte del non inquinare, o inquinare il meno possibile: “Dall’inaugurazione dei primi negozi italiani nel 2018 - ci hanno detto ancora da Aldi - i consumi energetici dei nostri punti vendita si sono ridotti dell’8,5% grazie a impianti fotovoltaici, iniziative di recupero energetico e utilizzo di impianti frigo di ultima generazione”. Ancora: “Da marzo 2018 ad aprile 2021, i nostri pannelli fotovoltaici hanno evitato l’emissione di 2300 tonnellate di CO2 e lo scorso giugno abbiamo inaugurato a Moniga del Garda, in provincia di Brescia, il primo negozio a impatto zero”. Quanto alla cosiddetta economia circolare (cos’è?), Aldi usa bottiglie realizzate con il 50% di Pet riciclato, a loro volta riciclabili al 100%, per le confezioni del suo latte (questo dovrebbe consentire di diminuire di oltre 50 tonnellate l’anno l’introduzione di plastica nell’ambiente) e anche collabora con Plastic Bank e usa packaging alimentare realizzato al 100% con plastica recuperata dall’ambiente.
Tutto serve a contribuire al programma Vision 2030 e alla strategia Zero Carbon: “Puntiamo alla riduzione del 26% delle emissioni di gas serra prodotte dalle sedi entro il 2025 rispetto ai valori del 2016 e incoraggiamo i fornitori, responsabili del 75% delle emissioni derivate dai prodotti, perché fissino loro obiettivi climatici entro il 2024”.
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Si è formato professionalmente nella redazione di Quattroruote, dove ha lavorato per 10 anni. Nel 2006 è tornato nella sua Genova ed è nella redazione di Italian Tech
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