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Il profumo è molto simile a quello del tonno, il resto non lo spoileriamo. Abbiamo cucinato un piatto di sempre con un prodotto del futuro, forse: il Vuna
Abbiamo fatto gli spaghetti con il tonno vegetale, sì, un ossimoro per pranzo. Li abbiamo preparati con il Vuna, un prodotto vegetale che si trova sugli scaffali del super da qualche mese. Il nome è la crasi di Vegetal Tuna, tonno vegetale, un’espressione che è più prudente non usare sui social perché scatena una cascata di commenti, e iniziano tutti allo stesso modo: non chiamatelo tonno!
Rifletteteci, impavidi commentatori, trovare un altro nome non è banale. Come chiamare un prodotto che profuma di tonno e somiglia al tonno pur non avendo origine animale? E qui si apre un diverbio senza soluzione: perché i cibi vegani hanno lo stesso nome dei non vegani? Arrosto di…, salame di…, pancetta, carbonara…Un’obiezione saggia, se portasse con sé una proposta, che non c’è, mai. Potevano chiamarlo “Tonno apparente” forse, con riferimento al primo e più celebre Uovo apparente di Pietro Leemann. Non avrebbe funzionato, troppo poetico ed evocativo.
Mettiamo dunque da parte i pregiudizi e proviamolo, il Vuna.
Una preparazione alimentare a base di proteine di pisello di cui vi avevamo già parlato in Il pesce vegetale è il futuro, per il mare ma anche per noi. Tra gli ingredienti in elenco anche l’acqua, l’olio di colza, proteine di frumento, aromi, fibra alimentare (agrumi), sale. Può contenere, si legge, uova, semi di sesamo, senape, sedano e soia.
Il vasetto in vendita è da 175 g. La porzione consigliata di 85 g. Il Vuna fornisce 280 kcal per 100 g. Dunque un barattolo, che costa quasi 6 Euro, sfama due adulti.
Se lo compariamo al tonno considerando il costo, il Vuna va in fascia alta con Rizzoli, Consorcio, Angelo Parodi.
Il profumo è quello del tonno, un degustatore di tonno si accorgerebbe della natura di surrogato, certo, ma il consumatore medio e spesso distratto no.
Chi lo cucina si accorge che i filetti non sono lunghi e compatti come quelli del tonno nel vasetto di vetro, ne coglie una consistenza diversa, più ‘sbriciolata’ perché i filetti, di fatto, non ci sono. Per questo l’azienda ne consiglia, saggiamente, il consumo in insalate di pasta o riso, perché una volta mischiato al resto degli ingredienti la consistenza non è più così diversa.
Ricetta: facile
Preparazione: 5 minuti
Cottura: 10 minuti
Per 4 persone
Ingredienti:
Un giro d’olio extravergine d’oliva in padella con aglio e pomodorini divisi in due. Lasciateli cuocere e ammorbidire per 10 minuti scarsi. Unite le olive, il Vuna e mescolate. Assaggiate e regolate, se necessario con il sale. Non indugiate, il Vuna rischia di diventare un po’ stopposo. Cuocete gli spaghetti e uniteli al condimento. Fate saltare un paio di minuti in modo che la pasta si insaporisca per bene. Servite.
La prima ragione è che cercare di riprodurre il tonno in scatola ci sembra una condotta interessante e sintomo di un’attenzione positiva. Il tonno è un prodotto molto consumato, durante il lockdown ne abbiamo mangiato il 33% in più. Si conserva, è versatile, è accessibile, è gustoso e adatto a molte ricette come abbiamo dimostrato nella nostra raccolta Le 31 migliori ricette con il tonno: idee fresche e gustose. Nel 2020 il tonno in scatola ha registrato un valore di mercato superiore a 1,40 miliardi di euro (+6% sull’anno precedente) con una produzione nazionale che supera le 80k tonnellate. Ne consumiamo circa 2,67 kg a testa per un totale di 160K tonnellate. Pur esportandone 30k tonnellate, ne importiamo quasi 100k (fonte Ansa).
Ecco i numeri in Italia, solo in Italia. Considerando lo stato del nostro mare e più in generale del mare, vien da domandarsi quanto possiamo tenere questi ritmi crescenti. Forse ora è più comprensibile lo sforzo di produrre un tonno apparente, che ci permetta di soddisfa il consumo veloce e distratto e riservare al tonno, quello vero, un utilizzo moderato.
La regola è sempre la stessa: diminuire la quantità e aumentare la qualità. Ecco che ‘tutto il gusto del tonno senza tonno’ come recita lo slogan del nostro Vuna, comincia ad avere un senso nuovo.
Non entriamo nel merito che lo faccia Nestlé o una piccola azienda umbra (come la Joy Food che produce non carne), nemmeno tocchiamo in questa sede, il valore che ha un prodotto cruelty free, saremmo fuori tema. Non ci hanno pagato quelli del Vuna, non è pubblicità, è solo una riflessione che prova ad affrancarsi da avventati preconcetti e a favorire un audace cambio di prospettiva. Se non riconsideriamo le nostre abitudini alimentari e proviamo a superare i pregiudizi per confrontarci con una realtà più ampia, allora non consoliamoci con la retorica: non andrà tutto bene.
Se è vero che il cibo è parte della nostra identità culturale non sarà un po’ di tonno vegetale a metterla in crisi.
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