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Cosa significa solastalgia e perché questo termine è così legato ai tempi che stiamo vivendo.
La nostalgia per il proprio ambiente, che si prova quando l'ambiente non è più lo stesso. Albrecht, 2003
È una parola relativamente nuova che descrive alla perfezione i tempi che stiamo vivendo, perché ha a che fare con il cambiamento climatico. E quell'ambiente casa che “non è più lo stesso” è la Terra. In Italia abbiamo iniziato a usarla fra 2018 e 2019, e ancora di più nel corso del 2021, ma l’origine risale al 2003: nel saggio “Solastalgia: a new concept in human health and identity”, il filosofo australiano Glenn Albrecht la descrisse come “the homesickness you have when you are still at home”, cioè appunto “la nostalgia di casa che si prova anche se si sta casa”, quando però la “casa” (intesa come il proprio ambiente) “è cambiata o sta cambiando in modi per te stressanti e fastidiosi”.
È la mancanza di un posto non dal punto di vista fisico, ma mentale. La mancanza di com’era. Che si prova anche se ci si sta dentro, perché magari è l’ambiente in cui si è cresciuti e ancora si vive. Albrecht ne scrisse di nuovo nel 2007, cercando di capirne le conseguenze dal punto di vista psichiatrico e prendendo a esempio la siccità e le montagne devastate dalle miniere di carbone nel Nuovo Galles del Sud: ne venne fuori che le persone provavano “un senso di impotenza di fronte allo svolgersi dei cambiamenti climatici”.
Il termine, per quanto poco noto, è di maggiore utilizzo nell’ultimo paio d’anni perché è soprattutto nell’ultimo paio d’anni che si è presa maggiore coscienza degli effetti concreti dell’azione dell’uomo sull’ambiente, che sia con la produzione di cibo, con l’estrazione di combustibili fossili o con l’inquinamento provocato dalle fabbriche. Effetti che si ripercuotono anche sulla mente delle persone: nel 2013, casi di solastalgia sono stati diagnosticati nei residenti degli Appalachi, zona montagnosa degli Stati Uniti nota per le miniere di carbone; nel 2015 la rivista Lancet ha incluso la solastalgia fra le “conseguenze del cambiamento climatico sul benessere fisico e mentale delle persone”; nel 2019, uno studio ha preso in esame 15 anni di casi di solastalgia per “capire come influisca sulla mente delle persone”.
Secondo un’altra definizione data da Albrecht, la solastalgia è “il senso di desolazione che le persone provano, consciamente o inconsciamente, quando l’ambiente che le circonda viene radicalmente trasformato dal cambiamento climatico”. Entrata nel 2018 nei Neologismi della Treccani, la parola è un sostantivo femminile dal punto di vista grammaticale ed è la combinazione del termine latino sōlācium (conforto) e della radice greca -algia (dolore); nella lingua di Albrecht, nasce dall’unione delle parole inglesi solace (conforto, consolazione) e nostalgia (idem). È la mancanza di quietare e starsene in pace.
Albrecht G, Solastalgia: a new concept in human health and identity (Pan Partners, 2005)
Albrecht G, Solastalgia: The Distress Caused by Environmental Change (Sage Journals, 2007)
Hendryx M, Innes-Wimsatt K. A., Increased Risk of Depression for People Living in Coal Mining Areas of Central Appalachia (Liebert Publishers, 2013)
AA.VV., Health and climate change: policy responses to protect public health (The Lancet, 2015)
Solastalgia, Neologismi Treccani, 2018
Galway L. P., Beery T., Jones-Casey K., Tasala K., Mapping the Solastalgia Literature (Mdpi, 2019)
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