Dobbiamo sempre affidarci all’etichetta per capire da dove arriva un cibo che stiamo per comprare e se è di qualità, ma con il pesce possiamo fare anche altro.... Leggi tutto
Intervista a Maura Latini, amministratore delegato dell’azienda, che fattura 13,5 miliardi l’anno e ha oltre il 12% di quota di mercato: “Vogliamo difendere il potere d’acquisto delle persone”. Anche se questa volta non sarà facile
Maura Latini è decisamente una persona con le idee chiare. E ben chiara è la sua idea di come dovrà essere il 2022 di Coop Italia, di cui è amministratore delegato: “Vogliamo fornire un cibo buono, sicuro e sostenibile per tutti e accessibile a ciascuna fascia di reddito”, perché “siamo convinti che in questa fase sia preferibile dare risposte a più consumatori, più che aumentare il valore assoluto delle vendite”. Ce l’ha detto durante una lunga chiacchierata, che però abbiamo voluto iniziare in modo diverso dal solito, proprio in ragione della delicata fase che stiamo attraversando (l’auspicabile uscita dalla pandemia) e soprattutto dei difficili anni che ci siamo lasciati alle spalle. Abbiamo voluto iniziarla chiedendole di darci una buona notizia. E lei ce ne ha date due.
La prima delle due dimostra una volta di più la capacità degli italiani di stare vicini a chi se la passa peggio di loro, pure in un periodo in cui gli italiani non è che se la passino benissimo: “La nostra sottoscrizione Coop for Africa per la vaccinazione delle popolazioni del continente ha superato le aspettative - ci ha raccontato Latini - Abbiamo chiesto a soci e clienti di donare, aggiungendo noi un euro per ogni euro ricevuto, e abbiamo superato gli 1,6 milioni, a fronte di un obiettivo di un milione”. Con questi soldi, “i nostri partner nel progetto, cioè UnHcr, Medici senza Frontiere e Comunità di Sant’Egidio, potranno vaccinare circa 330mila persone che vivono in Africa”.
Che piaccia o no, l’attenzione al coronavirus e al contrasto del contagio non poteva che far parte delle attività degli ultimi due anni: “L’impegno nelle vaccinazioni è una scelta che portiamo avanti sin dall’inizio della pandemia - ci ha ricordato l’Ad di Coop Italia - quando siamo stati tra i primi nella grande distribuzione a creare un canale alternativo a quello pubblico per vaccinare i dipendenti e continuare a svolgere un servizio essenziale per i cittadini”. E a questo è in qualche modo collegata la seconda buona notizia, che riguarda noi consumatori più da vicino: “Da fine dicembre abbiamo messo in vendita le mascherine Ffp2 a 50 centesimi l’una, volontariamente al di sotto della soglia poi stabilita dalla convenzione fra governo e farmacie”. Perché questa decisione? “Perché vogliamo evitare speculazioni, e offrire soluzioni a vantaggio di tutti”.
Soluzioni in qualche modo legate alla pandemia, che è (stata) una sventura ma anche uno stimolo per trovare nuove idee. E per evolversi: “Nel 2021 abbiamo notato che le tendenze degli acquisti non stanno tornando al passato ma si stanno dirigendo verso il futuro, fra prodotti biologici e rispettosi dell’ambiente a attenzione a una dieta più equilibrata - è la riflessione - La pandemia ha acuito la consapevolezza che anche la qualità del cibo diventa una parte rilevante per il benessere della persona”. E questo, secondo Latini, “è in fondo un avanzamento di consapevolezza positivo”.
Un altro avanzamento si è avuto dal punto di vista tecnologico: “Tutti i nostri servizi di ecommerce puro, come EasyCoop e Cooponline hanno più che raddoppiato il giro d’affari, come era prevedibile”, e anche se “l’equilibrio economico resta ancora un traguardo da raggiungere, continueremo a sperimentare approcci diversi”. In generale, Coop Italia ha “investito in diverse forme di connessione tra rete fisica e rete online, con crescite importanti delle consegne a domicilio e degli ordini via Web e consegnati in struttura”: sono tutte necessità imposte dalla pandemia che si sono poi trasformate in comodità cui difficilmente noi clienti rinunceremo, una volta tornati alla normalità.
Parlando di noi clienti, abbiamo chiesto a Latini come la sua azienda, che fattura 13,5 miliardi di euro l’anno, ha una quota di mercato del 12,4% e oltre 1100 punti di vendita della grande distribuzione, abbia visto cambiare il nostro rapporto con il cibo. Ci ha riposto che “l’ultima fotografia scattata dal Rapporto Coop 2021 restituisce la fisionomia di più tipologie di consumatori, usciti molto trasformati dalla pandemia: un italiano su due ha cambiato il rapporto con il cibo, fra chi cerca un po’ di conforto (magari lasciandosi un po’ andare, ndr) e chi adotta una dieta più equilibrata e salutare”. Quel che è importante è che “la pandemia non ha intaccato la centralità del cibo nelle nostre vite - ci ha detto Latini - Solo il 18% non si riconosce in alcuna cultura alimentare, mentre il 29% fa riferimento alla tradizionale dieta mediterranea (che di suo è anche molto sostenibile, ndr) e oltre il 50% degli italiani si riconosce in nuove identità alimentari, come bio, vegani e vegetariani, gourmet, iperproteici e low carb”.
Non solo: “Nel 2021 abbiamo registrato la comparsa dei cosiddetti climatariani (che in qualche modo sono una variante dei flexitariani, ndr), cioè persone che hanno modificato il regime alimentare per contribuire a ridurre l’impatto ambientale del cibo, una scelta che coinvolge un italiano su sei”. E però, “di fronte a tali trasformazioni lo scopo di Coop Italia non cambia”, ed è quello di cui abbiamo scritto all’inizio: “Fornire cibo buono, sicuro e sostenibile per tutti, e accessibile a ciascuna fascia di reddito”, appunto per “dare risposte a più consumatori, invece di aumentare il valore assoluto delle vendite”.
Questo vuol dire non solo parlare di sostenibilità, come ormai fanno più o meno tutti, ma anche praticarla. Che è una cosa che Coop fa da oltre quarant’anni: “La nostra prima campagna contro l’abbandono dei sacchetti di plastica nell’ambiente è degli anni ’80, così come le campagne sull’acqua pulita e la riduzione dell’uso dei pesticidi - ci ha ricordato Latini con un certo orgoglio - Il nostro marchio di prodotti biologici Vivi Verde, nato nel 1999, è il primo brand bio nella grande distribuzione in Italia, con oltre 250 milioni di fatturato nel 2020, e il cibo “free from” della linea BeneSì fattura oltre 60 milioni di euro l’anno ed è in crescita di oltre il 9%”.
In generale, “lavoriamo su una filiera sostenibile, con particolare attenzione al packaging”. Perché la cura del confezionamento è molto importante per ridurre l’impatto inquinante di quello che mangiamo, come su Cucchiaio abbiamo scritto spesso: “L’intera linea Vivi Verde usa imballi riciclabili, riutilizzabili o compostabili, per un totale di oltre 750 prodotti” e “abbiamo messo in commercio la bottiglia di acqua di plastica riciclata al 100%, che si traduce in circa mille tonnellate l’anno di plastica riciclata usata al posto di quella vergine”.
Quanto alla produzione concreta del cibo e agli interventi sull’ambiente, ci ha detto ancora Latini, “siamo per ora gli unici ad avere tolto il glifosato dalla coltivazione dei prodotti freschi e i primi a promuovere l’allevamento senza antibiotici nelle filiere Coop (che ospitano oltre 100 milioni fra polli, tacchini e simili, ndr). E questa nostra scelta è stata senza dubbio uno degli acceleratori per arrivare a una riduzione complessiva degli antibiotici di quasi il 90% a livello nazionale”. Ennesima dimostrazione di quanto sia importante dare l’esempio, ancora di più se a farlo sono aziende grandi e dal forte impatto economico. Che possono riuscirci in tanti modi diversi: “In tutta Italia abbiamo installato 46 seabin, i cestini del mare che agganciati sulle banchine dei porti permettono in un anno la raccolta di 23 tonnellate di rifiuti dai fiumi e dal mare, che sono più o meno il peso di 1,5 milioni di bottiglie. E ci siamo impegnati nella campagna Oasi Urbane, per mettere a dimora 10mila alberi in 10 città, realizzando oasi urbane più o meno grandi”.
Aree verdi dove le persone potranno trovare un po’ di conforto e magari affrontare i difficili mesi che verranno. Perché se questo testo si è aperto con una buona notizia (anzi, con due), purtroppo si chiude con una brutta. Perché a Latini non abbiamo potuto non chiedere come le aziende dell’alimentare stiano affrontando il problema dell’aumento del costo delle materie prime. Che è un problema che ci porteremo avanti a lungo (e che ha 4 cause ben precise): “La tendenza ci era parsa chiara dalla scorsa estate, quando alcuni produttori hanno fatto richieste di aumenti non sempre giustificate. Quello che abbiamo iniziato a fare è respingerle dove necessario, invece assorbendole dove è stato possibile, cioè quando gli aumenti sono stati in linea con l’inflazione, con l’aumento dei costi energetici o delle spese di trasporto e la difficoltà di reperimento di alcune materie prime a causa di siccità o alluvioni”.
E questo è più o meno quello che continueranno a fare, agendo su più fronti: “Il contenimento delle richieste di aumento quando è possibile, la limatura dei margini quando è necessario e azioni specifiche a sostegno del consumatore finale”. Oltre a un inevitabile confronto con il mondo politico: “Di fronte a una crisi così lunga, è necessario chiamare in causa il governo - ci ha confermato Latini - Abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo di confronto per studiare tutti assieme forme concrete di intervento per ridurre l’effetto dei rincari, iniziando da misure fiscali che vadano incontro alle famiglie”. Perché sono così importanti? “Perché se dovessimo adeguare i prezzi finali ai rincari richiesti, sarebbe un disastro per i consumatori: una famiglia spenderebbe in media 500 euro in più all’anno. E si tratta di una stima prudenziale”. Insomma: “Tutti, cioè mondo dell’agricoltura, industria di trasformazione e grande distribuzione, devono assumersi le loro responsabilità per ridurre l’impatto del costo delle materie prime e dell’energia sui consumatori”.
Tornando a Coop Italia e a quello che viene/verrà fatto nella pratica, che è poi quello che più interessa a noi che andiamo a fare la spesa, l’Ad ci ha ricordato che “abbiamo lanciato una campagna che riguarda 200 prodotti a nostro marchio scelti fra quelli fondamentali: ci sono formaggi, carne, frutta, verdura, olio e latte. Hanno tutte le garanzie offerte da Coop, non hanno subìto aumenti e mediamente costano il 20% in meno rispetto ai rincari presenti nel mercato. Non è una promozione, ma un’azione duratura che riguarda un paniere di beni numericamente importante che vuole accompagnare le famiglie in questa fase così difficile. E di cui nessuno sa davvero prevedere la durata”. Tutto questo perché “difendere il potere d’acquisto delle persone è per Coop una specie di obbligo, che fa parte da sempre del nostro modo di stare sul mercato”. Questa volta sarà meno facile che in passato, ma Latini ha le idee chiare. E vuole provare a farcela.
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