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È il più grande produttore di uova nel nostro Paese (oltre 10 milioni al giorno) e ha preso un impegno che interesserà anche a chi non ha alcun interesse per il benessere degli animali
Eurovo è un gigante. Un gigante discreto, però. Un gigante che non si fa notare e si fa vedere poco. Però è un gigante: Eurovo è il più grande produttore di uova nel nostro Paese e uno dei più grandi a livello europeo, con 10 milioni di galline allevate solo in Italia che producono 10 milioni di uova al giorno, circa 2mila dipendenti, una ventina di stabilimenti tra Italia, Spagna, Francia ed Europa orientale ed esportazioni in oltre 40 Paesi. Un colosso, appunto.
Di Eurovo si è tornato a parlare di recente, dopo che l’azienda ha annunciato l’intenzione di “eliminare entro il 2022 i sistemi in gabbia dagli allevamenti italiani di proprietà” e anche “abbandonare i cosiddetti sistemi combinati (cioè le voliere multipiano, ndr) entro il 2025”; questo secondo passaggio avverrà per gradi: riduzione del 25% entro fine 2021, di un ulteriore 25% entro fine 2022 e del restante 50% nei tre anni successivi.
Al di là dei dettagli pratici, quella che ha annunciato Eurovo è la volontà di lasciare le galline libere dalle gabbie e libere di muoversi e razzolare, diventando totalmente cage-free. La notizia è stata accolta con grande soddisfazione da Compassion in World Farming, una delle più grandi e antiche associazioni no-profit, che si occupa di benessere e protezione degli animali da allevamento e nel 2018 ha dato via al progetto EggTrack per tenere traccia di quali e quante siano nel mondo le aziende che hanno preso (e rispettato) impegni per allevare le galline “a terra”. Per davvero, però.
Da questo punto di vista, l’azienda della famiglia Lionello, che ha sede a Imola e vende sia al pubblico sia ad altri produttori, è sulla buona strada. Già oggi, le gabbie “rappresentano una percentuale del tutto marginale (circa il 3%, ndr) dei nostri allevamenti di proprietà” e parte dei 40 milioni di euro investiti quest’anno sono stati e saranno spesi anche per la sostituzione di questi impianti. Già oggi, Eurovo controlla due allevamenti che sono fra i più grandi al mondo, uno a Codigoro (in provincia di Ferrara) e uno a Mordano (Bologna): insieme raggruppano quasi 3 milioni di galline, tutte allevate a terra.
Il passo di Eurovo è importante anche per le sue dimensioni, ma è solo l’ultimo in ordine di tempo di una serie di passi in questa direzione: di recente, Ciwf ha ricordato che “il movimento cage-free ha continuato a diffondersi in tutta Italia, con un numero sempre crescente di aziende che hanno preso impegni” e che solo nel nostro Paese “negli ultimi 4 anni il rapporto tra galline in gabbia e fuori dalle gabbie si è invertito, passando da 60-40% (in gabbia e fuori gabbia, ndr) a 40-60% (in gabbia e fuori gabbia, ndr)”.
Succede anche nel resto del mondo: entro il 2022, in Massachusetts dovrebbe entrare in vigore una legge, approvata nel 2016, che prevede che tutte le uova vendute nello Stato provengano da galline allevate a terra. Che però non sono abbastanza da soddisfare la domanda, dunque il timore è che si scateni quello che alcuni giornali americani hanno soprannominato “Egg-mageddon” (in italiano, Apocalisse delle Uova), con i prezzi che saliranno alle stelle per le poche disponibili e molte persone che correranno a fare scorta nel timore di restare senza. Sempre negli Usa, il Nevada ha un problema simile: approvata una proposta di legge per avere uova solo da galline allevate fuori dalle gabbie, si sono accorti che nello Stato di galline così non ce ne sono proprio. E dunque dovranno comprarle da quelli confinanti.
Non è finita: la Commissione europea sta preparando una proposta di legge per migliorare le condizioni di vita di tutti gli animali d’allevamento, vietando le gabbie entro il 2027 (su Cucchiaio.it ne abbiamo parlato in Vietato l’allevamento in gabbia per galline, conigli, maiali e vitelli: l'obbligo entro il 2027), e lo stesso potrebbe fare l’Indonesia, dove il tema del benessere animale ha preso sempre più piede negli ultimi 5 anni, anche con l’apertura di veri e propri centri di addestramento per imprenditori e allevatori, cui spiegare come passare da pratiche intensive e insostenibili ad altre più distenstive e sostenibili.
Perché succede? E perché succede non solo per le galline, ma pure per conigli, quaglie, anatre, oche e in misura minore anche scrofe e vitelli? Perché dovrebbe interessarci, visto che poi gli animali li mangiamo? Soprattutto per due ragioni.
Innanzi tutto, succede per fare stare meglio gli animali, che è il motivo per cui (per fare un paio di esempi) si sta valutando l’idea di rendere illegale in Europa la produzione del foie-gras e il Regno Unito è vicino al divieto di cottura delle aragoste vive. Ma succede anche per fare stare meglio noi, che gli animali e i loro prodotti li mangiamo: tornando alle galline, si sa che hanno una forte indole sociale, costruiscono rapporti fra loro, sono abituate a razzolare, a smuovere il terreno, a pulirsi e ad appollaiarsi sugli alberi e che tenerle chiuse nelle gabbie può influire sulla quantità e sulla qualità delle uova prodotte. Capito? La qualità delle loro uova dipende anche dalla qualità della loro vita. E un discorso simile si può fare per molti altri animali, salmoni compresi.
Se loro stanno meglio, noi mangiamo meglio. Che è il motivo per cui questa cosa dovrebbe interessare anche a chi per gli animali non ha alcun interesse.
Si è formato professionalmente nella redazione di Quattroruote, dove ha lavorato per 10 anni. Nel 2006 è tornato nella sua Genova ed è nella redazione di Italian Tech
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