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La storica cooperativa festeggia mezzo secolo di vita annunciando due nuove confezioni di pasta più attente all’ambiente: “È il nostro modo di chiudere il cerchio”, ha spiegato il presidente
Dici “sostenibilità” e ti viene in mente il piccolo produttore artigianale, il contadino che coltiva 20 piantine con cura maniacale o quello che realizza 5 forme di formaggio l’anno. Che va bene, e però non basta. Perché per fare sì che sostenibilità non sia solo una parola ma diventi un impegno concreto, qualcosa di tangibile che abbia effetti evidenti, accanto a queste piccole realtà devono scendere in campo anche aziende grandi, o comunque più grandi. Che abbiano abbastanza forza e presenza sul mercato da poterlo influenzare, il mercato.
Sono onestamente queste le storie che qui su Cucchiaio.it ci piace raccontare di più, storie di realtà italiane (ma non solo) che si impegnano davvero per fare la differenza e per migliorare il nostro rapporto con il cibo e di conseguenza quello con l’ambiente che ci circonda. Storie come quella di Eurovo che libera le galline dalle gabbie o le tante altre che negli ultimi mesi abbiamo raccolto. Storie di chi può dare l’esempio.
Da questo punto di vista, Girolomoni è perfetta. Non è un colosso gigantesco da migliaia e migliaia di dipendenti e però è grande abbastanza da poterla fare, quella differenza di cui si diceva qualche riga più su: vende la sua pasta in tutto il mondo e la produce dal grano coltivato in 400 aziende agricole italiane (il 76% marchigiane), poi macinato nel molino di proprietà. Insomma, se Girolomoni si muove in una direzione è probabile che altri la seguano.
E Girolomoni ha deciso di continuare a muoversi in una direzione ben precisa, che è appunto quella della sostenibilità, annunciando all’edizione 2021 di Sana (in corso a Bologna dal 9 al 12 settembre) l’arrivo di due nuove confezioni di pasta fatte di carta: “Ci siamo interrogati a lungo su quale fosse la soluzione di confezionamento ideale per chiudere il cerchio - ha spiegato il presidente, Giovanni Battista Girolomoni - gestendo direttamente anche questo passaggio nella maniera meno impattante possibile. E abbiamo scelto la carta”. Nel dettaglio: per la linea Grano Duro è stata scelta una bobina fatta al 100% di carta da foreste gestite in maniera responsabile, gli inchiostri sono a base di acqua, così come le lacche termosaldanti, che sono anche prive di solventi; per la linea Grani Antichi, sacchetto fatto al 100% di carta riciclabile da foreste gestite in maniera responsabile, con finestra di pellicola di cellulosa che si può separare e smaltire nell’umido.
Parlando di “chiudere il cerchio”, il presidente della cooperativa ha chiaramente usato una metafora, ma anche ha fatto riferimento alla storia del marchio, che quest’anno spegne 50 candeline: “Tutto è iniziato dal sogno di mio padre Gino, pioniere del biologico in Italia, attivista e intellettuale, ma soprattutto contadino - ha ricordato Girolomoni - La sua visione era quella di restituire dignità alla terra e ai suoi guardiani e a 50 anni dall’inizio di questo progetto, il suo impegno è ancora il nostro, adesso e in futuro”.
Che significa, nella pratica? Significa che la semola che si ricava dal grano coltivato in quelle 400 aziende agricole italiane viene ancora oggi impastata con l’acqua di collina nel pastificio adiacente al molino. Significa che lo stabilimento è alimentato con energia rinnovabile, che nel tempo non si è perso l’impegno per il rispetto degli agricoltori, della terra e della biodiversità e che anzi quell’impegno è aumentato, con l’apertura nel monastero di Montebello (dove la cooperativa ha sede dagli anni ‘70) sia del Museo della Civiltà contadina sia di una fondazione che promuove incontri e attività formative e culturali. E appunto significa farsi venire l’idea di due confezioni di pasta che non sia solo buona da mangiare ma pure più gentile con l’ambiente. Sperando che altri seguano l’esempio.
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