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Il crostaceo, specie autoctona delle coste atlantiche americane, negli ultimi tempi ha invaso le coste italiane diventando un pericolo per i nostri mari.
È una specie aliena per il Mediterraneo, è americano e vive sulle coste atlantiche ma, di questi tempi, è tornato alla ribalta perché avvistato prima a Ladispoli e poi a Ostia. È il granchio blu: pericoloso per l’ambiente ma buono a tavola. È grande, è più largo che lungo (il maschio supera il 20 cm), deve il suo nome alle chele e alle zampe che nei maschi sono blu (nelle femmine sono fiammeggiate di arancio). Anche lui diventa rosso una volta cotto, quando la proteina che gli conferisce nome e nuance (caroteno-proteina) si denatura.
Stiamo parlando del granchio dell’estate, il granchio blu o Callinectes sapidus, una specie che ci fa paura perché aliena, predatrice e tenace. Vive fino a 35 metri di profondità, in acque con una salinità molto variabile, dai 2 e ai 48 g‰, resiste senza difficoltà tra i 3 e i 35 gradi, per questo è compatibile con tutti gli ambienti, coste, lagune, estuari. Si capisce come non abbia avuto problemi nella sua trasferta dalle coste americane occidentali dell’Atlantico a quelle mediterranee, dove probabilmente le minacce sono inferiori rispetto all’ecosistema da cui origina: tartarughe marine, cefalopodi, pesci e uccelli. Le sue prede sono tante: vongole, cozze, ostriche, telline, crostacei, piccoli pesci, meduse e vermi insomma mangia di tutto e questa non è buona cosa per i nostri mari.
Esistono due ordini di rischi, uno di natura economica per il danno che può recare alla pesca, sia agli attrezzi usati sia per la sua spinta verso specie autoctone. L’altro di tipo ecologico per i disequilibri che comporta per la nostra biodiversità. Per questo sono anni che lo si studia nel tentativo di tenerne sotto controllo la diffusione non solo in mare ma in lagune e laghi come a Lesina.
I primi avvistamenti di granchio blu risalgono al 1949 ma negli ultimi 10 anni si sono intensificati, la sua presenza si è consolidata sulle nostre coste dal Friuli alla Sardegna. Il granchio reale blu deposita un numero di uova compreso tra 700k e 2,1 mio e come ha spiegato all’ANSA Roberto Sacchi, presidente di Legambiente Lazio, gli eventuali danni si vedranno dopo la loro riproduzione. Il granchio blu si adatta bene nei nostri mari "soprattutto per l'aumento della temperatura delle nostre acque, che permette alle specie non autoctone di proliferare, riprodursi". "C'è una tropicalizzazione del nostro mare - continua - che sta cambiando anche la rete biologica. Le specie arrivano e si trovano bene".
La soluzione potrebbe arrivare anche dai fornelli, sì, perché il granchio blu è commestibile e fa parte della dieta alimentare di altri paesi perciò mangiarlo potrebbe aiutarci a ristabilire l’ordine. Siamo sollecitati a pescare e consumare meno e meglio ma in questo caso un comportamento in controtendenza, pescare e commercializzare il granchio blu, in Italia e all’estero, potrebbe dimostrarsi salvifico per il nostro ecosistema. È un invito a più voci, fra le quali le ‘Mariscadoras’, una startup composta da un team di cinque ragazze che salvaguardando l’ambiente dalle specie aliene fanno impresa. Per contrastarlo insomma si può cominciare dagli spaghetti.
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