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La Commissione europea sta preparando una proposta di legge per migliorare le condizioni di vita degli animali d’allevamento. Con effetti benefici anche per noi consumatori
Se ne torna a parlare adesso, perché è adesso che la Commissione europea ne ha dato ufficialmente conferma. E però è da un po’ che la notizia è nell’aria.
La notizia è che l’Unione europea sta lavorando a una proposta di legge per vietare in tutti gli Stati membri l’allevamento in gabbia non solo delle galline, ma pure di conigli, quaglie, anatre, oche e in misura minore anche di scrofe e vitelli, con l’intenzione di farcela entro il 2027. Se ne parla da tempo perché è da gennaio 2012 (con la direttiva 1999/74/Ec) che l’Ue ha vietato il posizionamento delle galline “in batteria” e perché negli ultimi mesi se ne è scritto tanto: l’abbiamo fatto sul Cucchiaio e più di recente ne ha scritto pure l’agenzia di stampa Reuters.
Quello che la Commissione europea ha comunicato adesso è che ha deciso di rispondere positivamente alle richieste della campagna End the Cage Age (in italiano, Basta con l’Era delle Gabbie), che ha raccolto quasi 1,4 milioni di firme appunto per chiedere che siano banditi metodi di allevamento che secondo gli organizzatori, che fanno capo alla ong Compassion in World Farming, sono “crudeli, inutili e non devono avere posto in Europa”. Secondo le stime, sarebbero almeno 300 milioni gli animali allevati in gabbia all’interno del territorio comunitario, di cui quasi 45 milioni solo in Italia: “Secondo le nostre ricerche - ha detto Olga Kikou di Ciwf all’Ansa - in Italia il 97% dei conigli e il 49% delle galline sono allevati in gabbia, il 94% delle scrofe viene isolata in gabbie da parto e il 74% in box individuali”. Le cifre sono coerenti con quelle riportate da Reuters: oltre il 90% dei conigli allevati in Europa passano tutta la loro vita in gabbia, così come oltre 200 milioni di galline.
Il cambiamento non sarà né veloce né facile: entro il 2023 la Commissione presenterà una proposta per l'eliminazione graduale delle gabbie da allevamento, puntando a far entrare in vigore le nuove norme dal 2027. Tutto questo, ovviamente, dovrà avere l’approvazione degli Stati membri e pure del Parlamento europeo e ci sarà un periodo di transizione, che dipenderà anche dal parere scientifico dell'Autorità europea per la Sicurezza alimentare. Inoltre, andrà fatta una valutazione di impatto socio-economico: Stella Kyriakides, commissaria per la Salute e la Sicurezza alimentare, ha sottolineato che “gli agricoltori saranno sostenuti nella transizione” con “le misure di accompagnamento necessarie”, anche finanziare, in modo che possano “dotarsi di strutture più rispettose degli animali in linea con i nuovi standard”.
Un altro ostacolo, o comunque un altro tema che andrà affrontato parallelamente a questo, è quello della cosiddetta reciprocità, per fare sì che pure galline, conigli, quaglie, anatre, oche, scrofe e vitelli che arrivano in Europa da fuori siano allevati con i medesimi standard rispettati in Europa: lo ha sottolineato il Parlamento Ue e chiaramente lo hanno chiesto i rappresentanti di Copa e Cogeca, le due più grandi organizzazioni agricole comunitarie, che temono soprattutto la concorrenza del pollame importato dall'Ucraina o dal Sudamerica.
E per noi consumatori che cosa cambia? Dipende. E prescinde dalle scelte alimentari di ognuno: chi comunque ha a cuore il benessere degli animali, sarà contento che possano vivere meglio; chi non se ne cura affatto sarà contento lo stesso, perché la qualità della loro vita si riflette sulla qualità della loro carne, del loro latte e delle loro uova. Esattamente come la qualità della nostra vita si riflette sul nostro corpo. Insomma: se loro vivranno meglio, noi mangeremo meglio.
Quello che invece probabilmente non mangeremo più è il foie gras: non solo perché, come su Cucchiaio.it abbiamo già raccontato, ormai non ci sono più supermercati italiani che lo vendono, ma pure perché la Commissione europea sta cercando di vietare totalmente e in tutta Europa la gavage, la tecnica di alimentazione forzata con cui si ricava, che serve appunto per ingrassare rapidamente il fegato delle oche (questo vuol dire, foie gras). Il Parlamento Ue ha parlato di una pratica “crudele e inutile”, mentre la commissaria Kyriakides ha ricordato che “impegnarsi per migliorare il benessere animale è un obbligo etico, sociale e pure economico”.
I britannici hanno fatto di più, anche perché con la Brexit hanno ormai più ampio spazio di manovra: la scorsa primavera, un gruppo di deputati di diversi schieramenti ha chiesto per iscritto al governo di vietare totalmente l’importazione dalla Francia del foie gras, la cui produzione è stata definita “una crudele tortura”. E chissà se dietro alla richiesta c’è davvero l’intenzione di tutelare gli animali e non quella di dare fastidio ai nemici di sempre. Che infatti si sono arrabbiati tantissimo...
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